Giorni Selvaggi: Il respiro della notte di Richard Mason

IDENTIKIT: nato nel 1977 a Johannesburg, Sudafrica, Richard Mason è cresciuto in Inghilterra. Esordisce ad appena 22 anni con Anime alla deriva, storia di gelosia e inganni in Cornovaglia. Con Il respiro della notte, è il primo autore ospite di #GiorniSelvaggi*.

«Mai sottovalutare il potere delle storie» è forse una della citazioni più famose di Paul Auster. E se ogni storia ha un potere particolare, un incantesimo che si perpetua ogni volta in cui si compie il rito magico di aprire le pagine di un libro, allora il nuovo, fluviale romanzo di Richard Mason ha il potere di prendervi e scaraventarvi nel cuore di tenebra dell’Africa, nella foresta di Gwadana, agli inizi del Novecento. Non da soli però: nel Respiro della notte (Codice, traduzione di Monica Capuani, pag. 474, 19,90 euro) ritroviamo infatti una vecchia conoscenza, Piet Barol, protagonista di Alla ricerca del piacere.

Il furfante gentiluomo vive ora a Capetown, Sudafrica, accanto alla moglie Stacey e al figlio, il piccolo Arthur. Lasciatosi alle spalle l’Olanda, si finge un aristocratico francese e lavora il legno creando mobili. Ma quando, sull’orlo del fallimento, Piet Barol pensa di aver perso per sempre la sua buona stella, il fato intreccerà il suo destino con quello di Luvo e Ntsina Zini, due nativi sudafricani diversissimi tra loro. Il primo, educato secondo i principî dei missionari cattolici, il secondo ben ancorato ai rituali africani più antichi. Che fare dunque? Procurarsi il legno pregiato – che servirà per costruire i mobili – sfruttando le leggi razziali che permettono l’espropriazione dei terreni ai nativi. Ma Piet Barol deve fare i conti con gli indigeni bantu, convinti che gli spiriti dei loro antenati risiedano proprio nella foresta di Gwadana…

Non fatevi spaventare dalle dimensioni ­– parliamo di un volumone di quasi 500 pagine; qualcuna in meno avrebbe sì giovato alla narrazione – Il respiro della notte è un tripudio sensuale della natura, un ritratto vividissimo dell’Africa del primo decennio del Novecento, dove i bianchi spadroneggiano, e i riti magici sono ancora radicatissimi in molte tribù. Scoprerete cosa sono i raficeri, e vedrete con occhi diversi animali come il leopardo, i ragni, le antilopi, gli elefanti.

In Sudafrica, racconta Mason nella postfazione al romanzo, c’è una foresta in cui nessuno entra. Si dice che ci sia un mostro in agguato, una creatura dallo sguardo capace di trasformare gli esseri umani in statue di legno. Pochi sudafricani bianchi ne hanno sentito parlare, ma ogni sudafricano nero conosce il nome di questa foresta: Gwadana. Nel 2007 lo stesso Mason si è avventurato, e da lì è nato l’innesco che avrebbe dato il via all’ultimo capitolo delle peripezie di Piet Barol. «Quand’ero ragazzo sono arrivati gli uomini bianchi. Sono stati loro a raccontarmi del mostro» mormora allo scrittore un uomo molto anziano durante il suo viaggio in Africa. E se una storia sussurrata all’ombra del fuoco anni e anni fa ha potuto allontanare un intero popolo da una foresta, vi assicuro che la vicenda narrata da Mason avrà il potere di teletrasportarvi nello spazio e nel tempo. Svelandovi, solo alla fine, i trucchi e le magie. Come dicevamo? Ah sì. Mai sottovalutare il potere delle storie.

 

*Appuntamento con Richard Mason il 7 settembre alle 21 al Circolo dei lettori, Torino. Giorni selvaggi è un progetto di Salone Internazionale del Libro e Circolo dei lettori.

Partner: Scuola Holden Storytelling & Performing Arts, COLTI – Consorzio Librerie Indipendenti di Torino, Biblioteche Civiche Torinesi, Torino Rete Libri, Babel Libreria Internazionale.

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