Questa non è una storia femminista: The Handmaid’s Tale

È la serie tv dell’anno. Disponibile dal 26 aprile sulla piattaforma streaming Hulu, arriverà in Italia per TIMVision il 26 settembre. Nel frattempo ha stravinto agli Emmy aggiudicandosi, tra gli altri, il premio come miglior serie drammatica e quello di miglior attrice protagonista per Elisabeth Moss, l’indimenticata e indimenticabile Peggy di Mad Men. Ma di quale serie stiamo parlando? La risposta è The Handmaid’s Tale. Dieci puntate basate sull’omonimo romanzo distopico di Margaret Atwood (Il racconto dell’ancella, in Italia appena ripubblicato – con una copertina strepitosa – da Ponte alle Grazie). Niente binge watching. Non pensate a quelle serie tv da divorare una puntata dopo l’altra – ininterrottamente – finché non avrete finito l’intera stagione. No. The Handmaid’s Tale richiederà del tempo, e voi glielo concederete. Perché? Perché la durezza di alcune scene vi toglierà il respiro, ma la voglia di scoprire tutto sulla vita di Offred e delle altre ancelle vi costringerà ad andare avanti. E vi farà capire quanto quelle donne sottomesse di rosso vestite non siano così lontane da noi. Ma andiamo con ordine: ecco tutto quello che dovete sapere sulla serie (e non solo):

Benvenuti a Gilead

Dove una volta c’erano gli Stati Uniti d’America, ora c’è la società di Gilead. In un mondo devastato da guerre e inquinamento, un gruppo di estremisti religiosi ha preso il potere con un colpo di Stato, istituendo uno regime totalitario in cui le donne hanno perso ogni diritto. Completamente assoggettate agli uomini: non possono lavorare, non possono uscire di casa da sole, non possono truccarsi, non possono leggere. Sono divise in categorie – a ciascuna corrisponde il colore di una veste – le Mogli, le Marte, le Non-Donne e le Ancelle. A queste ultime è riservato il compito più ingrato: sono le uniche donne fertili del pianeta. Assegnate a un Comandante – di cui prendono il nome – sono ridotte allo stato di animali da riproduzione.

Offred

The Handmaid’s Tale è incentrata sulla figura di Offred (cioè Of-Fred, di-Fred, il suo padrone, perché le Ancelle non hanno nome: prendono quello del loro Comandante). A differenza del libro – nel quale non verrà mai specificato il nome vero della voce narrante – nella serie sappiamo che Offred, un tempo, si chiamava June. Grazie ai numerosi flashback possiamo ricostruire il rapporto tra la donna, il marito e la figlia. Figlia che la protagonista non si dà pace di aver perso e vuole a tutti i costi ritrovare. Il cast è stellare: Offred è Elisabeth Moss – già protagonista di Mad Men e di Top of the Lake. Ma c’è anche Alexis Bledel, la Rory di Una mamma per amica, che veste i panni di Ofglen, in un ruolo drammatico e intenso.

«This is not a feminist story»

Se pensate che questa serie parli di donne, o, peggio, sia solo per donne, vi sbagliate di grosso. Subito dopo la pubblicazione, il libro della Atwood è diventato un simbolo per molte di noi. Dai movimenti a sostegno dei diritti delle donne ai tatuaggi che ritraevano frasi come «Nolite te bastardes carborundorum», Il racconto dell’ancella ha toccato un numero sempre maggiore di persone. Ma la stessa Atwood e, più di recente, l’intero cast della serie ha rifiutato l’etichetta «femminista». «È una storia umana, non una storia femminista. Non ho mai voluto interpretare Offred da femminista, è una donna, è umana» ha ribadito Elisabeth Moss durante la conferenza stampa tenutasi al Tribeca Film Festival.

Il tuo corpo non ti appartiene più

Se state cercando una serie con cui fare binge watching, questa non è quella giusta. The Handmaid’s Tale è piena di scene durissime, di una violenza fisica e psicologica da non sottovalutare. Il libro stesso è stato addirittura messo al bando in alcune scuole superiori americane. L’aspetto più raccapricciante – quello su cui si dovrebbe maggiormente riflettere, e che è stato usato anche dall’autrice per difendersi dalle critiche – è che tutte le torture subite dalle protagoniste sono state inflitte realmente, in vari periodi storici. «Se dovevo creare un intero giardino immaginario volevo che persino i rospi all’interno fossero realistici. Una delle mie regole è stata quella di non inserire nessun evento nel libro che non fosse accaduto in ciò che James Joyce ha chiamato l’«incubo» della Storia né alcuna tecnologia non ancora esistente. Nessun dispositivo immaginario, nessuna legge immaginaria, nessuna atrocità immaginaria. Dio è nei dettagli, dicono. Così come il Diavolo» ha recentemente raccontato la Atwood in un articolo per il New York Times.

Cosa significa The Handmaid’s Tale nell’era Trump

Premiare oggi, in America, una serie come The Handmaid’s Tale è un atto politico. Guardare oggi, in un qualsiasi Paese del mondo, The Handmaid’s Tale è un atto politico. In molti hanno chiesto a Margaret Atwood se questo racconto fosse una sorta di profezia di quello che sarebbe accaduto in futuro. «Nessuno può predire il futuro» ribadisce con forza la Atwood. «Nelle recenti elezioni americane sono proliferate paure e ansie. I diritti civili che le donne avevano conquistato a caro prezzo nei secoli passati sono in grave pericolo. È probabile che qualcuno, da qualche parte, anche adesso, stia annotando ciò che sta accadendo. Il loro messaggio verrà soppresso e nascosto? O piuttosto verrà trovato secoli dopo dietro al muro di una vecchia casa? Speriamo che non si arrivi a questo. Io spero proprio di no».

Margaret Atwood

Classe 1939, canadese, è la scrittrice del momento. Quotatissima al Nobel, ha scritto Il racconto dell’ancella nel 1985. Un romanzo distopico che, nonostante siano trascorsi più di trent’anni, riesce a parlarci del presente in un modo straordinariamente preciso. L’autrice, che ha preso parte attiva nella realizzazione della serie tv, è anche apparsa in un cameo: è la Zia che colpisce Offred in una delle scene più simboliche del primo episodio.

Spoiler: ci sarà una seconda stagione?

La prima stagione della serie si conclude esattamente là dove si concludeva il romanzo di Margaret Atwood, lasciando innumerevoli domande. Ma non temete. Ci sono delle ottime notizie. «Il finale del libro è molto frustrante. Quando l’ho letto ero deluso» ha detto il regista Bruce Miller a TvGuide. «Sarà interessante rispondere ad alcune di quelle domande e continuare la storia».

 

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