Giorni Selvaggi: William Finnegan, una vita sulle onde

«Ma a chi possono interessare i fatti della mia adolescenza?» si chiede più volte William Finnegan durante i venti anni di scrittura di Giorni selvaggi (66thand2nd, traduzione di Fiorenza Conte, Mirko Esposito, Stella Sacchini, pp. 500, 25 euro), il memoir che nel 2016 gli è valso il Premio Pulitzer per l’autobiografia. A metà tra diario di una personalissima ossessione e romanzo d’avventura on the road, Giorni selvaggi è la storia di una vita trascorsa in giro per i cinque continenti, sempre pronta a inseguire le onde più belle. Facendoci scoprire così che il surf non è solo uno sport, ma una vera e propria filosofia di vita.

«Le onde hanno una doppiezza perturbante. Quando sei concentrato a surfarle, sembrano vive. Ognuna di loro ha una personalità, precisa e complessa, e repentini cambi d’umore ai quali devi reagire nel più intuitivo, quasi intimo dei modi – già in troppi hanno paragonato la surfata al fare l’amore. Tuttavia le onde non sono vive, non sono esseri senzienti, e l’amante che ti protendi ad abbracciare senza alcun preavviso può rivelarsi un’assassina. L’amore per le onde è un amore non corrisposto».

Ma chi è William Finnegan? E perché scegliere di leggere proprio un libro sul surf? Ecco cinque curiosità che potrebbero farvi scoprire uno dei memoir più belli degli ultimi anni:

  1. Nasce a New York, dove oggi risiede. Ma è cresciuto tra Los Angeles e le Hawaii. La sua formazione è avvenuta in ogni luogo in cui abbia surfato: dall’Asia fino al Sudafrica passando per l’Australia.
  2. Surfa da quando ha dieci anni.
  3. Le caratteristiche necessarie per surfare? Avere una profonda intimità con l’oceano e una profonda sicurezza di sé.
  4. Giornalista e reporter di guerra, è collaboratore del New Yorker. All’indomani della vittoria di Trump dichiara: «Che un simile candidato, che non sa strutturare non dico un pensiero, ma una frase, che dice solo volgarità, un buffone arricchito, ecco, che uno così sia stato considerato credibile dall’elettorato è una rivoluzione».
  5. Nel 2016 Giorni selvaggi vince il Premio Pulitzer come migliore autobiografia. «La sensazione è strana perché improvvisamente ho iniziato a dover rispondere a decine di interviste, mentre prima – essendo un giornalista – ero io a porre tutte le domande».

 

Appuntamento con William Finnegan l’11 settembre alle 21 al Circolo dei lettori, Torino. Giorni selvaggi è un progetto di Salone Internazionale del Libro e Circolo dei lettori.

Partner: Scuola Holden Storytelling & Performing Arts, COLTI – Consorzio Librerie Indipendenti di Torino, Biblioteche Civiche Torinesi, Torino Rete Libri, Babel Libreria Internazionale.

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